13/03/19

Anteprima SENZA RIGORE - "FOOTBALLIZATION: Il Calcio tra Siria, Libano e Palestina" - Proiezione e discussione con il regista Francesco Furiassi @ SOMS, Corridonia 24/03/2019



Footballization è un match tra Siria, Libano e Palestina lungo un'intera stagione, dove il ritmo del calcio giocato si interseca con le storie di vita dentro e fuori dal campo.



Domenica 24 marzo la SOMS ospita l'anteprima della Festa della Liberazione 2019 di Corridonia, con la proiezione del docu-film "FOOTBALLIZATION", presentato dal regista Francesco Furiassi (Collettivo AGOSG - Apri gli occhi senza freni) che ci parlerà della genesi del documentario e del suo contesto socio-politico. Interverrà anche Giacomo Bartolucci, presidente dell'Associazione Culturale Tr3sessanta, promotrice del progetto.




SINOSSI
"Ogni bambino nel campo non ha in mente altro che il calcio. Tutta la mia vita in Siria ruotava attorno al pallone".
 Louay, Yazan e Rami sin da piccoli giocavano insieme sui campi da calcio del campo palestinese di Yarmouk, in Siria. Con l'intensificarsi del conflitto attorno a Damasco, hanno lasciato la Siria per trovare riparo in Libano, nel campo di Borj-el Barajneh alla periferia di Beirut.

Da un campo all'altro, da una squadra all'altra. I 3 si sono ritrovati insieme nei ranghi dell'Al-Aqsa, la squadra palestinese simbolo del campo di Borj-el Barajneh. Un vero e proprio laboratorio multi-etnico e multi-nazionale, dove giocano e si allenano palestinesi-libanesi, siriani, palestinesi-siriani, libanesi e... anche un italiano!

Nella scorsa stagione l'Al-Aqsa è arrivata persino a giocarsi la finale della Coppa Palestinese in uno scontro epico risolto solo ai rigori. Jamal e Nassar erano i calciatori più promettenti della rosa, ma hanno dovuto riporre i loro sogni per via del passaporto: un rifugiato in Libano fatica a trovare spazio nella lega ufficiale!

Sono lontani i tumultuosi anni anni '70, quando il calcio palestinese "parallelo" in esilio attirava migliaia di tifosi, perché lì ci giocavano i migliori calciatori del Paese. Tra di questi Jamal-al Khatib è la leggende vivente del calcio palestinese in Libano: negli anni '70 la sua fama gli ha garantito 3 passaporti diversi per giocare in 3 diverse nazionali maggiori.

Ma l'unica maglia che si sente ancora addosso è quella del Nejmeh, la "Juventus del Libano", con cui una settimana prima dello scoppio della guerra civile libanese (1975) ha giocato con Pelé davanti a 60.000 tifosi nello Sport Centre di Beirut. Stadio che nel 1982, solo 7 anni dopo, sarà raso al suolo dai bombardamenti israeliani e trasformato in base militare. 



RECENSIONE
[...]Footballization è un documentario semplice, brillante e malinconico, girato tra Siria, Libano e Palestina che lascia lo spettatore con la domanda che fa da sottotitolo alle riprese: «Chi non sa come tornare a casa?». Una domanda che va oltre il semplice interrogativo che viene posto ai giovani giocatori alla fine degli allenamenti e richiama il ritorno per ora impossibile alla sua terra di un intero popolo.
 https://www.nazioneindiana.com/2019/02/16/footballization-come-raccontare-dal-basso-la-vita-nei-campi-profughi-palestinesi-del-libano/

CREDITI
Prodotto da Associazione TR3SESSANTA
scritto da Stefano Fogliata,
produttore esecutivo Francesco Furiassi,
regia Collettivo Agosf,
montaggio Francesco Agostini,
animazioni Francesco Zanotti,
riprese di Edoardo Montaccini, Francesco Agostini, Davide Lomma, Davide Olivi, Carlo Mariani

22/01/19

Sport e resistenza. Gioco e liberazione. 25 aprile 2019

Ci sono figure che, d'un tratto, racchiudono una contemporaneità che si lega al passato.

<<Di recente è valso per Romeu Lukaku, l'attaccante dello splendido Belgio in questa - ultima - Coppa del Mondo, che ha dichiarato: “Quando vinciamo sono Lukaku, attaccante del Belgio, quando perdiamo sono Lukaku, attaccante del Belgio di origini congolesi”.

Tutto questo è frutto di un colonialismo mai rimosso, dell’accettare colui che riteniamo ancora diverso come uguale a noi solo quando trionfa.
E nello sport, va ribadito, è sempre più facile individuare la vittoria.
Se non vogliamo batterci davvero per un'alternativa ai porti chiusi, all'inutile e tardiva morbosità sui corpi dei bambini esanimi, dobbiamo ripartire anzitutto da questo, da noi stessi.

Perché quest'immagine ci racconta un secondo ordine del simbolico, quello del successo tout court.
In tutto bisogna vincere.
In ogni campo si aspira alla vittoria e si scelgono modelli vincenti.

Ed è qui che dobbiamo di nuovo guardarci allo specchio.
È stato quando abbiamo espulso dal nostro immaginario gli esseri umani perdenti, sbagliati, difettosi, che abbiamo aperto la strada ai populismi razzisti e reazionari.>> (I diavoli).


Questo è lo spirito del prossimo 25 aprile 2019 alla Villa Fermani di Corridonia.
Sport e resistenza. Gioco e liberazione.

- Sport inteso come un insieme di tifo, partite, allenamenti ed istituzioni nelle quali sono possibili coraggiose scalate sociali. Dove il riscatto si ottiene tramite la vittoria in una disciplina e può portare gli “emarginati” sul piedistallo più alto.
Accade però, molto spesso, che il cono di luce del successo illumini soltanto una minoranza di persone. Ed anche per poco tempo.

Per questo è necessario dare risalto allo sport organizzato dal basso nel quale la notorietà risulta essere il non obiettivo, mentre invece primeggia l'idea di condivisione e partecipazione che ci farà andare lontano.

- Gioco inteso come attività improduttiva, libera, spontanea ed innovativo, costruito nel quotidiano. Dove le regole son create dai partecipanti, cosa che a volte risulta l'unico modo per far includere gli esclusi.

Ed è così che immaginiamo quel giorno pieno di attività ludiche, atipiche, non convenzionali rivolte a bambini ed adulti.

<<Quando giocavo, fui punito in un solo caso. Erano gli anni fascisti, io entrai in campo senza fare il saluto romano, strinsi la mano al capitano avversario e l’arbitro me la fece pagare. Io non sono mai stato fascista. Anche in Nazionale: mi adeguavo, ma non approvavo. Dei giocatori, soltanto Monzeglio era un fanatico in camicia nera. Anche Pozzo non confondeva la politica col calcio, e difatti faceva in modo che del Duce non si parlasse mai. Sì, eravamo obbligati a fare il saluto, a recitare, e io recitavo. Ma mai ho preso la tessera: se si ama la libertà, non si può essere fascisti>> (Aldo Olivieri, portiere della Nazionale campione del mondo nel 1938).



02/11/18

10 NOVEMBRE, MANIFESTAZIONE NAZIONALE | UNITI E SOLIDALI CONTRO IL GOVERNO, IL RAZZISMO E IL DECRETO SALVINI



10 novembre 2018, ore 14 piazza della Repubblica, Roma

L’assemblea che si è svolta domenica 14 ottobre a Roma, dopo un’intensa discussione che ha fatto emergere l’urgenza di una presa di parola collettiva contro la deriva razzista e fascista del paese, ha deciso di lanciare una sfida al governo cogliendo il tempo della conversione in legge del Decreto Salvini su immigrazione e sicurezza, considerato un preoccupante attacco generalizzato ai diritti e alle libertà di tutti e tutte.
Di seguito i punti della piattaforma approvata e l’appello a tutte le realtà sociali e politiche, ai cittadini e alle cittadine di aderire e partecipare.

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È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.

- Per il ritiro immediato del Decreto immigrazione e sicurezza varato dal governo. NO al disegno di legge Pillon.
- Accoglienza e regolarizzazione per tutti e tutte.
- Solidarietà e libertà per Mimmo Lucano! Giù le mani da Riace e dalle ONG.
- Contro l’esclusione sociale.
- No ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi.
- Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione.
Per queste ragioni aderiamo alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE pacifica, solidale, accogliente e plurale per sabato 10 novembre a Roma.

Per info e prenotazioni autobus mandateci una mail.

26/09/18



Domenica 23 settembre nel campo sportivo ex-ENAOLI di Corridonia c'è stata la prima amichevole interculturale di cricket.

L'idea è stata quella di continuare il percorso di conoscenza facendo una partita, a squadre miste, tra amatori pakistani, principianti italiani e di altri paesi.

Abbiamo pensato di lanciare una palla oltre i confini e ci siamo ritrovati a farlo in tanti.

L'iniziativa è stata promossa dalle associazioni Sciarada, Progetto Popoli, Bondeko, Perigeo e supportata dal patrocinio del Comune di Corridonia. La Società Giovanile Corridoniense ci ha aiutato con il campo da gioco, mentre la polisportiva Ancona Social Club ci ha dato una mano con la partita e fatto la preziosa cronaca. Fondamentale, invece, è stato il ruolo dei giocatori pakistani del Corridonia Cricket Club di Corridonia che hanno organizzato il mini torneo, portato il materiale da gioco, curato l'arbitraggio e trasmesso la partita in diretta Facebook.

Facciamo nostre le parole di Nelson Mandela che rappresentano pienamente gli obiettivi del nostro evento: <<Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo. Parla ai giovani in un linguaggio che capiscono.
Lo sport è più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione>>.