18/03/17

#EPPURESISTE - Manifesto





Resistenze, al giorno d'oggi, di persone e comunità che mantengono la posizione contro le avversità sociali, economiche ed ambientali portate dal sisma.

In una terra scossa, ferita, fiera, aperta, meticcia. Dove poter dare una mano, tra le realtà che dal basso vogliono restare, per essere protagonisti del proprio territorio e spingere la ricostruzione.

<<Il terremoto e l’Appennino: il dolore, la memoria, il progetto per un territorio/casa dove si è combattuta la Resistenza, per contrastare la “strategia dell’abbandono” e per restituirlo alla vita vissuta.
L’Appennino è stato scenario strategico della Resistenza; lo stesso elemento geomorfologico è stato determinante per fronteggiare i nazifascisti, naturale alleato dei partigiani che conoscevano quel territorio, in cui la maggior parte di loro erano nati.
Lì i partigiani hanno trovato rifugio, conforto e collaborazione dai montanari che abitavano quei territori. Lì il popolo dell’Appennino ha pagato un prezzo altissimo alla Resistenza, vittima di stragi efferate e di barbarie su donne e bambini; interi paesi cancellati dalla ferocia nazifascista.
Sull’Appennino riposano tutt’oggi molti di quei ragazzi che diedero vita alle formazioni partigiane.
L’Appennino è per l’ANPI e gli antifascisti meta di pellegrinaggio, aula all’aperto di democrazia.

L’Appennino per la Resistenza è stato territorio di riferimento e domus. Vi vive da sempre “il popolo dell’Appennino”; oggi figlio, nipote e pronipote di quei montanari e di quei Resistenti, che dal dopoguerra ad oggi, lì hanno costruito e radicato le proprie esistenze, attività, quotidianità.

E a stabilire il da farsi non può che essere la Costituzione con i suoi valori: il lavoro, la salute, il paesaggio, l’istruzione, il diritto all’abitazione. Questo anche perché, per decenni l’Appennino è stato violentato da scelte politiche e amministrative sbagliate, mosse da logiche esclusivamente legate al profitto. Scelte urbanistiche improprie, inquinamento da insediamenti industriali, indebolimento dell’assetto geomorfologico, saccheggio di risorse naturali, opere infrastrutturali utili solo a riempire saccocce. Il sisma ha trovato il prodotto di queste scelte scellerate, come occasionale alleato per rendere ancor più profondo il suo far danno. Adesso l’Appennino corre il pericolo più grave, forse più dello stesso rischio sismico: l’abbandono e lo spopolamento. E c’è chi ha interesse a che questo avvenga, e che trova aderenze e complicità nei ritardi, nelle inefficienze, nelle opacità della politica. Una vera e propria “strategia dell’abbandono”, per fare dell’Appennino un grande “villaggio vacanze” o, peggio, teatro di altre devastazioni in nome del guadagno. Anche la politica negli anni ha operato per favorire lo spopolamento: Comuni ridotti alla fame, Province private di funzioni fondamentali per la cura dei territori, l’illusione delle “fusioni” dei Comuni, che hanno visto ridursi, più che sprechi e inefficienze, solo la preziosa funzione di rappresentanza democratica, lo smantellamento di molti presidi sanitari territoriali, politiche scolastiche sbagliate. Dare servizi ai cittadini in montagna costa troppo, meglio favorirne il trasferimento altrove: c’è un pezzo opaco dello Stato che pensa e persegue ciò.

Il terremoto ci chiede di invertire la rotta; l’Appennino può ritornare ad essere un luogo vissuto, di lavoro, di attività che sappiano esaltarne le peculiarità agricole, zootecniche, paesaggistiche e culturali (quanti giovani qui nelle Marche avevano deciso di fare di un’agricoltura rispettosa e moderna la propria scelta di vita…), di scelte urbanistiche che tengano conto della fragilità del territorio, di servizi alle persone che ci vivono. Un territorio dove praticare anche un’economia più etica e più giusta. Le crepe, oltre il dolore, hanno fatto emergere la bellezza di una società civile, quella dell’Appennino, che si è autorganizzata, messa a diposizione; un grande patrimonio di umanità e di spirito di cittadinanza attiva, che è anche un tesoro di civismo e democrazia.>>




Testo di Leonardo Animali, Coordinatore ANPI Marche, scritto il 2 febbraio 2017 su
patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/il-luogo-del-sacro-che-ci-rimane/

Nessun commento: