Visualizzazione post con etichetta idee Corridonia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta idee Corridonia. Mostra tutti i post

09/02/12

a PAS/SAGGI, Sciarada, SiEDE. 19 febbraio 2012 Corridonia

Con lenti passi saggi sciarada inaugura la sua prima sede.

Sembra ieri, quando partimmo dalla semplice visione di una bianca luce che dominava la scena. Dall'immaginare che la stanza dove vivevamo fosse vuota.
Passammo così a parlare con questa nostra stanza, Corridonia, tramite il blog.
Poi, in una chiassosa babele di opinioni, aprimmo gli armadi delle nostre menti per realizzare un piccolo e continuo fruscio di eventi.

Ora, finalmente, abbiamo una stanza, bianca e variopinta, nella grande stanza cittadina.
Un luogo che vuol essere un cantiere aperto, un laboratorio creativo, un potenziale spazio libero di idee, esigenze ed iniziative.
Inizieremo col dare spazio all'estro di Yesenia Trobbiani, studentessa dell'Accademia di Belle Arti di Macerata, con una videoinstallazione "Migracje" assieme al condimento audio di Paolo Iacoponi.

Fate un pas/saggio domenica 19 febbraio al primo piano dell'ex palazzo Lanzi, dalle 18:00, tra l'apertura della campagna tesseramento 2012 e un bicchier di vino, si sfornerà un lauto aperitivo.


17/01/12

big mac o porchetta?


In un dolce scorrere, la sorella acqua pensa, da lontano, ai vecchi amici. <<Cara chiesa San Claudio, caro Mulino Franceschetti, l'arido verno mi forza nel pietroso letto. Ma Io che sono il Fiume, presto alzerò la schiena per venire a salutarvi.
Forte è il ricordo dei tempi passati, quando le sorelle nuvole mi rendevano prospero e navigabile, abbondante e temuto. Saggi foste voi a tenervi a distanza, perché non tarderà l'ora in cui verrò a baciarvi>>.

In un continuo e lento flusso di coscienza, il solitario Chienti continua a bagnare i giorni nostri. Bacia le case, le locande, le crescenti periferie e le nuove colonne d'ercole del consumismo alla nostrana. Tutte felici e smemorate erette ai piedi del Fiume.

<<Io, dio Cemento, con la mia armatura, posso bloccare il tuo magro flusso>>.
...
Il Fiume ferito non risponde. Schiva l'offesa e si rituffa nell'eternità.

Il fratello Tempo, se la ride, sa che le sfrontate cattedrali del Cemento non saranno li per molto. Ma è preoccupato.<<Cos'altro vorrà fare? Il Cemento, in fin dei conti, è soltanto un dio minore, al soldo del Turbo-Capitalismo>> ... <<Questo, invece, osa addirittura sfidare me, il Tempo. Spostare il fittizio Denaro per ricavare altro Denaro. Così, in fretta e tanta furia. Senza considerare me. Senza passare per la materia. E il lavoro?>> ... <<Ah, ecco che se lo ricorda. Denaro, investito in un McDonald's, materie scadenti e lavoro sottopagato, per poi avere ancora altro Denaro>>.


Tra i discorsi del fiume e quella che chiamano “economia del progresso” c'è il Tempo. Un elemento imbrigliato negli artefizi finanziari, una variabile del conto economico moltiplicata con tante altre. Per un solo fine. Il profitto. L'accrescimento del Capitale. Il moltiplicarsi vertiginoso delle monete.

Ma il fratello tempo ha per tutti noi un altro valore.
Con la memoria sociale ci permette di percorrere una storia collettiva. Con l'identità condisce lentamente la nostra cultura. Col processo di indagine ci fa riflettere sugli orizzonti della nostra civiltà.
La vita ha bisogno di tempo. Non finisce con un trimestre in passivo o con la caduta giornaliera delle borse.

E i McDonald's ci rubano tutto questo. Come tanti altri.
Loro cucinano veloce e tu mangi fast. Ma cosa digerisci? Un cibo fatto senza amore, che intacca le pareti degli intestini e le basi della nostra dieta. Soppianta le peculiarità della nostra cultura con dei prodotti omologati d'oltre oceano. E cambiando le abitudini culinarie, il processo di sradicamento ci dirige verso il bisogno di ulteriori oggetti culturali. Per poi vagare nel nuovo centro commerciale, per soddisfare tutte le nostre nuove necessità, con nuovi merci scintillanti.

Insomma, vivi a Pacigliano, mangi americano, compri cinese e defechi maltese. Senza muovere un passo da casa tua. O quasi.

Mangi veloce. Lavori veloce. Con contratti a chiamata, stagionali, semestrali, annuali se sei un raccomandato. La precarizzazione del lavoro che toglie diritti ai lavoratori, riduce i costi e trasforma un meraviglioso cheeseburger ad 1 euro.
<<Ci vuole del tempo>> dice il Tempo <<E quanto pagano il contadino la farina? Che tipo di carne è quella economica? Quanto è lungo il viaggio del formaggio?>>....<<Tutto 1 euro?>>.
...
Non c'è stata risposta più facile a tutto ciò. Ciausculo! Vincisgrassi! Coniju in porchetta! Fave e pecorino! Misticanza d'erbe d'ortu! Cicerchia! Crustingu!


Andrea Germondari

11/10/11

(R)ESISTERE - Quando la voce non si piega alla rassegnazione

L'A.N.P.I., il S.O.M.S. di Corridonia e SciArAdA presentano:


                                                    Venerdì 14 ottobre al S.O.M.S. di Corridonia in via Procaccini, ore 21,15:
- Proiezione del filmato "Souvenir su Srebrenica"


                                                (Al termine del film-documentario verrà offerto ai presentii dolci e vino locale)

Domenica 23 ottobre al Teatro Lanzi di Corridonia, ore 17:00
- Incontro con l'Associazione "Donne di Srebrenica"




15/05/11

VILLa FERMANi: playPARK

E' assopita. 
Al profumo della primavera sembra rinvenire. Sorride alle grida festanti dei natanti, mentre tira un sospiro di sollievo alla fuga dei vili vandali. Poi, arriva un altro mantello di foglie che la prepara per l'ennesimo letargo. 
La Villa Fermani è li ad aspettare. Colma di un gran potenziale e coperta da polverosi progetti che la ritraggono in un futuro prospero. Ma un futuro che non è mai presente.
Essa, invece, è presente. Soltanto nei sogni di coloro che la amano. Con i profumi di bosco sprigionati dalla pioggia. Al sapore di semplici (illecite) partite a calcio. Al suon delle feste che balenano nel coro estivo delle cicale.

È con questi elementi e pensieri che si confondono in stato onirico di ricordi che mi figuro la Villa Fermani. Come un playPARK. Un spazio cittadino ricreativo circondato dal un orto botanico. Con nuovi giochi all'ombra dei pini. Come un piccolo skatepark. Al alposto della vecchia casa del custode, vedo nuovi abitanti rollare e saltare allo sfondo della Villa. Per un parco che dia maggiori spazi verdi, sportivi e sociali ai giovani.

Immagino una miriade di piante, arbusti e fiori autoctoni colorare l'orto botanico. Con tanto di percorsi pedonali che serpeggiano tra la flora. Dove ci si può fermare a leggere le etichette informative sulla varietà dei figli di Gaia. Dei percorsi insomma che esplorano il giardino dall'ingresso Ovest, passando per una futura e florida scarpata, per poi terminare nella Limonaia\Serra dopo aver costeggiato l'area Est vicino alla Bocciofila. 
L'orto botanico si colora già nella mente, con le sue profumate passeggiate, con il suo salutare percorso vita. Pensando che non ancora c'è, se ne sente già la mancanza.

Penso all'orto botanico come un stupendo semplice fine. Ma anche come un fiorito inizio. Verso un'idea di città più vivibile. Una città dall'aria più pulita che contrasta l'avanzare del cemento e dell'inquinamento. Insomma una CittàBosco. Dove il verde si espande dai parchi alle strade, alle piazze e ai privati recinti. E sopratutto diventi un elemento imprescindibile del futuro sviluppo urbano. Civile ed ecologico. Perché non si può vivere, guardare e odorare soltanto mattoni e cemento. Perché il verde non è un mero costo di manutenzione. Ci dona ossigeno, colori, frutti mentre ci rimette in stretto contatto con la natura, componente pregnante dell'antica cultura rurale che stiamo dimenticando.
Considero quindi l'orto botanico della Villa come come la base per una verde Corridonia. Con la dimora che fu del Fermani come Centro Educativo Ambientale: su un piano un museo didattico sulla vegetazione autoctona del parco e sul passato arboreo cittadino; sull'altro una grande stanza adibita a convegni, lezioni e laboratori. Mi sembra già di intravedere una produttiva Limonaia\Serra pubblica vicina all'ingresso Est del parco. Dove scolaresche e singoli cittadini possono sperimentare, annaffiare e far crescere il verde collettivo. Per poi riforestare ogni angolo della nuova CittàBosco.

Immagino quindi un playPARK che faccia risvegliare la Villa Fermani dal suo lungo sonno. Un orto botanico, parco giochi e sede per eventi/concerti. Sopratutto d'estate. E specialmente sistemando un piccola struttura ricettiva che si inserisca nell'armonia arborea dell'area adiacente al palco. In modo da liberare la bella Villa dal quella sorta di bungalov che proprio non le se addice.
Penso allora ad un idea di riqualificazione di una res pubblica che si finanzi con il pubblico. Perché un privato potrà avere in gestione il bar, ma non si offrirà mai di finanziare un bosco a rimanere sempre verde. Un intervento pubblico perché al pubblico è rivolto tale bene comune.
E allora via a ristrutturare la spesa comunale e a cercare fondi nel variegato Pantalone. Alla fine si potrebbe anche immettere una speciale tassa temporanea pur di realizzare l'opera. Ma non prima però aver eliminato tutti gli sperperi come ad esempio le bollette per l'illuminazione pubblica e il riscaldamento degli edifici comunali. Perché puntando sull'efficienza energetica e istallando sui tetti pannelli solari/fotovoltaici si può liberare notevoli risorse. Perché ci sono molteplici vie per realizzare un progetto, se lo si desidera. Se è veramente importante. E la ristrutturazione della Villa Fermani lo è.

Andrea Germondari

Ps: le idee dal basso possono volare in alto se sono discusse, condivise, spinte. Sentitevi liberi di commentare, migliorare o inviare all'email del blog le vostre idee sulla Villa Fermani.